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ARCHITETTURA

Tesi di laurea

Il recupero dei patrimoni delle comunità femminili di vita contemplativa.
Il caso del Monastero di Sant’Agostino a Vicopelago (LU)

Relatore: Prof.ssa. Ing. Giorgia Predari

Correlatore: Prof. Ing. Luigi Bartolomei

Laurea magistrale (LM04) in Ingegneria Edile-Architettura

Tipologia: Recupero e conservazione degli edifici, composizione architettonica

Voto finale: 102/110

Settembre 2020 - Marzo 2021

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“L’architettura sta al tempo come il sale sta all’acqua.”


(LA MOGLIE DI LOT / Superstudio, Firenze. Biennale di Venezia 1978)

Intro

Il recupero consapevole dei patrimoni ecclesiastici

Il patrimonio monastico italiano è composto di un vasto ed eterogeneo insieme di immobili che prima di tutto hanno in comune una stretta corrispondenza fra la loro forma costruita e la forma di vita delle comunità che li abitano. 

 

L’indipendenza che da sempre caratterizza le comunità monastiche nel più ampio panorama dei soggetti legati alla chiesa si traduce oggi in una serie di vulnerabilità congenite economiche e amministrative, che espongono questo enorme patrimonio ai rischi sempre più concreti dell’abbandono o della speculazione in caso di dismissione. 

 

Esiste inoltre la questione estremamente attuale, del calo del numero dei religiosi. Se i trend di decrescita dovessero confermarsi infatti, il numero di conventi e monasteripresenti oggi in Italia tenderebbe ad annullarsi entro il 2050. 

1. Uno sguardo al prossimo futuro 
2. Analisi tipologica e temporale del patrimonio monastico 

Caratteri e peculiarità della tipologia monastica

I monasteri rappresentino sempre dei comparti urbani indipendenti ed isolati di notevoli dimensioni e sono per la stragrande maggioranza costruzioni di pregio basate su sistemi costruttivi in muratura. Al di la di queste caratteristiche, minimamente variabili da caso a caso, è forse nella concezione distributiva di questi edifici l’elemento chiave utile allo sviluppo di un metodo generale di approccio al tema.

 

Tutti gli edifici monastici hanno infatti in comune una sorta di sistema ideale di relazioni fra spazi, diretta conseguenza della regola dell’ordine di appartenenza. Un breve studio sugli impianti di prima costruzione, ha messo in evidenza come i diversi spazi dedicati alle celebrazioni, al lavoro, alla vita comune ed alla comunità laica tendano a ripresentarsi con minime variazioni sia nello spazio che nel tempo e secondo scale diverse.

 

Nella grande maggioranza dei casi accade tuttavia che gli spazi monastici siano il risultato di un dialogo fra una preesistenza ed una comunità monastica insediata a posteriori come nel caso del complesso di Sant’Agostino a Vicopelago, che è stato monastero solo a partire dal 1886, assunto a caso di studio di questo lavoro.

 

Ripetendo la stessa analisi anche su altri casi di studio si è visto come le costanti spaziali individuate si ripresentino variando però di molto la loro scala e la loro disposizione reciproca. Le deformazioni dell’impianto originario vengono in questo caso tamponate da un grado di libertà maggiore dei percorsi.

Analisi
3. Il caso di studio

Applicazione della analisi tipologiche e sviluppo del concept di progetto

Il monastero Agostiniano di Vicopelago, attivo dal 1886 al 1999, si trova a poca distanza dalla città murata di Lucca e comprende una serie di corpi di fabbrica aggiunti nel corso degli ultimi due secoli ad un corpo centrale più antico che rispecchia molte delle caratteristiche tipologiche tipiche delle ville lucchesi del seicento. 

 

Grazie ad un confronto con una serie di documenti reperiti in archivio è stato possibile stabilire con buona approssimazione il susseguirsi delle stratificazioni storiche del complesso riferendole poi anche costruttivamente ai vari corpi di fabbrica in ottica progettuale. Il monastero risulta fortemente legato anche alla figura di Giacomo Puccini la cui sorella fu qui monaca di clausura e madre superiore per ben cinque volte. 

 

Il primo input del processo di recupero viene essenzialmente dalle indicazioni delle istituzioni ecclesiali che negli ultimi decenni si sono fatte più sensibili nei confronti del tema delle dismissione che viene vista come un’occasione, per una reintegrazione a fini sociali di questi all’interno del tessuto immobiliare.

 

Date queste fondamentali premesse, negli ultimi mesi del 2020 hanno preso avvio una serie di dialoghi con alcune istituzioni attive sul territorio lucchese. Questo primo inquadramento, una volta adattato agli spazi del complesso si configura una sorta di dipolo del quale poi, per ragioni pratiche, si è scelto di approfondire soltanto una parte, quella legata agli spazi dedicati alla fondazione Giacomo Puccini e all’istituto musicale Luigi Boccherini e sviluppata all’interno di quelli che furono gli spazi “sacri” del complesso.

 

A partire da un impianto ideale di relazioni fra i diversi insiemi di funzioni, una volta sottratti i percorsi ed i volumi già adatti ad ospitare i nuovi usi, si è ottenuto un quadro delle carenze distributive del complesso. A queste viene fatto fronte con un sistema di interventi che è possibile sintetizzare in tre categorie relative ad altrettante famiglie di dispositivi. 

 

Oltre alla prima categoria di intervento degli accessi, cui è affidato il compito di ricreare un rapporto fra gli spazi del complesso ed il contorno, centrale risulta quella relativa alle percorrenze interne che vengono adattate con dei diaframmi traslucidi in policarbonato.  Vengono poi inseriti dei nuovi volumi interni a carattere reversibile la dove gli spazi attuali non siano adatti ad ospitare i nuovi usi. 

 

Il progetto che risulta da questa operazione è incentrato sulle relazioni fra i diversi spazi ricalcando dove possibile per coerenza e comodità, alcune delle vocazioni storiche delle varie parti del complesso.

Caso di studio